ll Relitto di Capo Linaro

Nei pressi di Capo Linaro la ricognizione archeologica ha evidenziato la presenza del relitto di una antica imbarcazione. Il relitto, parzialmente invaso da alghe e sassi, è affiorante dal fondale per circa 9.50 metri di lunghezza e 4.00 di larghezza. Le pietre,informi ed irregolari, sono disposte su quasi tutto lo scafo mentrela struttura lignea affiorante è parzialmente aggredita dalle radici dellavegetazione marina.
Difficile stabilire se il pietrame costituisse la zavorra della nave, ma la presenza di pietre simili intorno al relitto non lascia propendere perquesta ipotesi.
L'asse longitudinale della nave è allineato lungo la direzione NO/SE. Non è presente alcun resto del carico, forse trafugato.
La tecnologia costruttiva, dal fasciame a paro collegato da mortase e tenoni è quella tipica della cantieristica navale romana. Con tale tecnica venivano ricavate delle cavità (mortase) nello spessore delle tavole.
In esse trovavano sede delle lingue di legno (tenoni)che andavano ad ammorsarsi nella mortasa del
corso seguente. I tenoni erano poi bloccati da spinotti (caviglie), ancheessi di legno.
Assemblate in questo modo le tavole del fasciame, saldamente fissate, formavano un guscio idoneo a navigare. I madieri venivano posti in opera in un secondo momento per conferire allo scafo una buona resistenza alle sollecitazioni laterali. L'importanza strutturale del fasciame che possiamo definire "portante", è sottolineato sia dal suo spessore
( 7 cm.) sia dalle dimensioni ( 8 x 1 cm) e dallo stretto intervallo (ogni 6,5 - 7 cm.) delle mortase.

Gli spinotti di collegamento hanno un cm. di diametro. I madieri , collegati al fasciame sia con cavicchi di legno ( del diametro di 1,5 cm) sia con chiodi di bronzo.
I madieri visibili sono ventidue ed attraversano tutto la scafo senza alternanza di madieri continui e staminali che terminano ai due lati della chiglia.
La parte rettilinea dei madieri , ricavata da un solo tronco, è lunga quattro metri. Uno di essi ha ancora la forma cilindrica dell'albero da cui è stato tratto e presenta un accenno di ramificazione, oltre ad alcune tracce di corteccia.
Non ci sono resti delle parti che curvando sostengono la fiancata (ginocchio dello scalmo). Il sistema del madieri è molto serrato presentando mediamente uno di essi ogni 11,5 cm.
Con la loro larghezza variabile tra i nove ed i quattordici cm., un'altezza compresa tra i quindici e i ventiduecm, essi dovevano conferire alla nave una notevole robustezza e rigidità complessiva.Lungo l'asse della nave è sistemato un paramezzale ammorzato ai sottostanti madieri. Benché seminascosto dalla vegetazione marina, il tipo di incastro ricorda quello utilizzato nella realizzazione del paramezzale / scassa al fine di distribuire gli sforzi dell'albero su una buona parte dei madieri.
In questo caso i madieri interessati sono sei.
A dritta dell'asse del relitto sono presenti due correnti che, al fine di rinforzare lo scheletro della nave, collegano le ordinate tra loro nel senso della lunghezza.
I due pezzi hanno uno spessore di 7 cm. sono larghi rispettivamente 20 e 21 cm. e lunghi 3,15 e 2,00 metri.
I correnti, oltre a soddisfare delle esigenze strutturali, servivano a trattenere e compattare il paiolato interno alla stiva della nave, che troviamo tra i due correnti.
Il tipo di tecnica costruttiva ci indica un orizzonte cronologico relativo al 1° Sec. a.C., nei secoli successivi , infatti si nota una evoluzione nelle costruzioni navali, con l'assottigliamento dello spessore del fasciame, ildiradamento negli intervalli delle mortase e la diversa forma dei tenoni che passa da rettangolare a trapezoidale. Le parti dello scafo non più protette dallo strato di sabbia sono state danneggiate da un parassita xilofago, la Teredine, descritta nella nota.

Classe : Bivalvi
Sottoclasse : Lamellibranchi
Ordine : Adapedonti Maffeis
Specie : Teredo navalis