La Frasca

Lo specchio d'acqua antistante la località "La frasca" è uno dei punti di maggior richiamo, vista la bellezza dei suoi fondali, per chi pratica attività subacquee. Certamente in tanti anni di immersioni non potevano sfuggire all'attenzione le numerose testimonianze dell'antica frequentazione umana di questo posto.
Presso la riva sono presenti numerosi blocchi di forma rettangolare e di varie dimensioni, resti di strutture portuali. Tali blocchi sono più numerosi sul lato sinistro della foce di un piccolo ruscello dove termina un tratto di fondale maggiormente profondo. Questa caratteristica permette, in un'area difficilmente navigabile causa il fondale basso e ricco di scogli, di avvicinarsi con facilità a terra, anche se con barche di limitate dimensioni. I vantaggi che derivano da questa situazione alle operazioni "portuali" sono del tutto evidenti e spiegano la concentrazione dei blocchi delle banchine in quel particolare punto. La presenza negli immediati pressi di tre colonne di granito di grandi dimensioni ( 732 X 94 cm. una, 530 X 52 cm. l'altra, interrata ed appena visibile la terza), può essere spiegata con una discarica di questi manufatti non andata a buon fine. Il traffico di questi prodotti doveva rivestire una certa importanza visto che una quarta colonna dello stesso tipo, anche se di dimensioni minori, è stata rinvenuta ,ad una profondità di otto metri, a circa duecento metri al largo nei pressi del canale navigabile che porta verso la baia. L'accesso a questa zona favorevole è indicato oggi, a chi entra nella baia, da un apposito segnale infisso su di una secca. Subito dopo questo segnale il fondale scende sui tre-quattro metri di profondità e si apre in un'ampia zona piana con fondale fangoso nella quale si trovano frammenti ceramici di ogni genere. Resti di ceramiche a vernice nera, di ceramica Africana, Aretina, ecc. si mescolano a frammenti di anfore. La frammentarietà delle anfore, la loro diversa tipologia e cronologia, insieme all'assenza di elementi caratteristici di un relitto può far pensare che si tratti della discarica del porticciolo o della villa marittima presente sulla costa. Da questo punto parte un lungo canale costituito sulla sinistra da una zona sabbiosa più profonda e delimitato sulla destra da un ciglio di rocce. Il canale ha una profondità che varia dai 6-7 ai 14-15 metri e prosegue verso il mare per alcune centinaia di metri aprendosi poi verso destra. Lungo di esso è un continuo ritrovare frammenti di anfore, particolarmente Dressel 1 e 2/4 sino ad arrivare in una zona nella quale il rinvenimento di alcuni reperti può far ipotizzare la presenza dei resti di una nave armata con Dolia. In questo punto spicca infatti tra i reperti ceramici la presenza di numerosi frammenti di Dolia, di colli di D.2 con ancora il tappo nella loro sede, oltre a tutta una serie di frammenti di D2 con le loro caratteristiche anse a doppio bastone. La ceramica comune da cucina è forse ciò che resta della dotazione di bordo. Da sottolineare la presenza di un grosso frammento di macina in pietra vulcanica che le concrezioni hanno "saldato" ad un frammento di dolium. L'associazione dolium-macchine è molto frequente nei relitti equipaggiati con Dolia. Sembra che quello delle macine sia un traffico parallelo a quello del vino. Tra i reperti metallici numerose sono le grappe in piombo usate per le riparazioni dei Dolia. Il ritrovamento di un grosso chiodo, di molti frammenti di lamine di piombo e di alcuni anelli in piombo, utilizzati per la manovra delle vele, sembra deporre in favore della presenza di un relitto di nave-cisterna. Indicativo in questo senso è stato anche il rinvenimento di un grosso scandaglio di piombo. L'omogeneità cronologica dei reperti (riferibili al 1°sec. d.C.) la loro concentrazione e la loro disposizione SO/NE, in direzione del Libeccio, fa appunto supporre di trovarsi dinanzi un caso di naufragio. Le D.2 per la tipologia e la ceramica rossa e ricca di inclusioni bianche di mica sembrano essere di produzione Tarragonese. Su di un frammento vi era l'iscrizione . Dunque vino Lauronense che Plinio ci ricorda essere uno dei più rinomati e costosi dell'epoca. Proseguendo verso il largo la sabbia cede il passo ad un fondale fangoso nel quale sono stati ritrovati frammenti di anfore Greco-Italiche e Samie. I frammenti rinvenuti indicano una continuità di frequenza della baia che va dal VI° Sec. a.C. al VI d.C. Tuttavia sia la casualità dei ritrovamen- ti, che lascia aperta ogni ipotesi, sia la favorevole posizione del luogo, che offre tra l'altro una comoda sorgente d'acqua dolce tra le rocce della spiaggia, insieme alla presenza sulla costa di reperti Etruschi e di materiale protostorico, possono farci pensare che la baia non fosse estranea, agli intensi traffici marittimi etruschi che già nel periodo compreso tra la fine del VII° e l'inizio del VI Sec.a.C. collegavano l'Etruria con la costa meridionale della Francia. La massima vivacità dei traffici, nella zona in questione, si ebbe, come testimoniato dalla quantità prevalente di frammenti di anfore Dressel 1 e 2/4 e dai Dolia tra la fine del 2° Sec. a.C. e gli inizi del 2° Sec. d.C.. Non è da escludere che verso i moli convergessero i prodotti delle non lontane ville rustiche, principalmente vino e olio, per essere imbarcati e portati a destinazione. Tale ipotesi può trovare una sua base nei numerosi frammenti di Dressel 1 anfora caratteristica di un periodo in cui il vino italiano veniva prodotto ed esportato sui mercati del tempo in assoluta egemonia. Interessante è notare come la quantità ed il tipo degli scambi segua appieno quello che è il generale andamento di questi a livello nazionale. Ad una prima fase caratterizzata dalla presenza di contenitori propriamente italici, segue il lento declino dell'anfora di produzione italiana fino ad arrivare al 1° Sec. d.C. quando cessa la produzionedi Dressel 2/4, ultimo grande contenitore italico, ed inizia l'importazione di anfore provinciali. Tra i contenitori d'importazione spiccano, quantitativamente, quelli di produzione Spagnola seguiti, anche cronologicamente, da quelli di produzione Africana e Sud-Gallica. Ed è proprio questa situazione che, nonostante la lunga ed ininterrotta opera di "cercatori di tesori", si evidenzia nella zona delle nostre ricognizioni. Tra i reperti ceramici da segnalare una netta prevalenza della quantità di frammenti riferibili a terre sigillate chiare (Africana) che coprono un periodo compreso fra il 180 ed il 580 d.C. e che confermano come il luogo abbia mantenuto la sua importanza anche in periodi non certamente floridi. Un sito quindi di notevole importanza che meriterebbe di essere valorizzato anche attraverso la creazione di un percorso subacqueo. Canalone: Sito caratterizzato dalla concentrazione di frammenti di anfore di varie tipologie. Rilevanti i resti di anfore di tipologia Greco - Italica e Dressel 1. Tra i frammenti più antichi ed interessanti si sottolineano quelli di anfore Samie (6° A.C.). Il rinvenimento di resti di lamine di piombo, normalmente utilizzate per la protezione delle carene delle navi onerarie romane, ci indica la probabile presenza di un relitto databile, tramite il riferimento cronologico suggerito dai frammenti ceramici al 1°sec.D.C.. La pericolosità di questa secca, conosciuta sin dall'antichità (R.Namaziano) è testimoniata da tutta una serie di rinvenimenti.Frammenti di lamine di piombo, chiodi di bronzo e resti ceramici rilevano probabili naufragi. In particolare frammenti di anfore di tipologia Phelichet 47 e Africana 1 lasciano ipotizzare la presenza del carico di una nave oneraria romana.