Illustrazione realizzata dall'associazione PIANETA MARE.
Con il patrocinio del Comune di Civitavecchia.
ROMA NEL MARE
Premessa:
La presente illustrazione si propone di fare una descrizione sugli
interessanti siti archeologici che arricchiscono il mare che bagna
le coste Civitavecchiesi e quelle adiacenti, proponendo dieci itinerari
archeologici e naturalistici, lungo la fascia costiera, che sicuramente
costituiscono oggetto di interesse per tutti coloro che desiderano
conoscere un po' più da vicino la storia di Civitavecchia
e del suo rapporto con l'antica Roma, alla luce dei fiorenti traffici
commerciali che caratterizzarono queste coste e di cui questi siti
costituiscono un'importantissima testimonianza.
a cura di:
Sergio Anelli, fotografia e rilievo subacqueo,(p.m.)
Alessandro Giannini, architetto, (p.m.)
Antonio Giorgi, rilevamenti e topografia,(p.m.)
Costantino Meucci, biologia subacquea,(i.c.r.)
Roberto Petriaggi, archeologo, (i.c.r.)
Relitti di navi cisterna Romane
Il vino italiano, tanto apprezzato sia in Italia sia all'estero,
ha iniziato la sua diffusione fuori dell'Italia ben 2600 anni fa
quando i marinai etruschi, come confermato dai relitti di Giglio
Campese Bon Portè ed altri, cominciarono ad esportarlo via
mare tramite navi cariche d'anfore. E' in ogni modo a partire dal
II Sec. a.C. che tale traffico raggiunge livelli ragguardevoli per
opera dei romani che, ormai padroni incontrastati del Mediterraneo,
esportano via mare, avvalendosi anche di leggi protezionistiche,
enormi quantità di vino italico alla volta della Gallia e
della Spagna.
Tale esportazione, tra la fine del 1° Sec. a.C. e per quasi
tutto il 1° Sec. d.C., avviene con l'impegno di vere e proprie
navi cisterne. Grossi contenitori in ceramica, detti Dolia, della
capacità oscillante dai 1.000 ai 3.000 litri, sono stivati
inamovibilmente al centro degli scafi delle onerarie romane con
funzione di vere e proprie cisterne vinarie. L'uso di grandi contenitori
di ceramica per il trasporto marittimo era consueto da secoli. Gli
scavi dei relitti di Uluburun (Turchia),datato alla fine del XIV
Sec.a.C., e di Punta Iria (Grecia), XIII a.C., hanno restituito
numerosi Phitoi rinvenuti nei luoghi di affondamento delle navi.
Gli evidenti vantaggi che tali contenitori offrivano non erano
passati inosservati neanche in quei lontani periodi. La possibilità
di trasportare, specialmente nel caso di liquidi, maggiore quantità
di merci a parità di spazio occupato, deve aver allettato
anche gli armatori dell'epoca. Circa i metodi di trasporto, le fonti
iconografiche ci mostrano un Pithos fissato sul piano di coperta,
ma ad Uluburun, la presenza di sei Pithoi e di frammenti di almeno
un altro grande contenitore, suggeriscono l'ipotesi che la loro
dislocazione fosse all'interno della stiva. Ciò sia per evitare
problemi di stabilità della nave, che per non caricare eccessivamente
il ponte già ingombro dalle manovre e da merci meno voluminose.
L'utilizzazione di queste grandi olle, che conobbe la sua massima
espressione durante il periodo romano, ha quindi radici antichissime.
Il rinvenimento ed il successivo scavo di sei relitti trasportanti
Dolia ( Diano Marina, La Garoup, Ile Rousse, Gran Ribauld D, Petit
Congluè), ha permesso di individuare le rotte percorse da
queste navi che periodicamente facevano la spola tra i porti situati
al confine tra Lazio e Campania ed il Golfo del Leone. Le rotte
seguite erano essenzialmente due: una costeggiava il Lazio, la Toscana,
la Liguria, per raggiungere poi le coste francesi e spagnole; l'altra
giunta all'altezza dell'arcipelago Toscano, deviava verso la Corsica
costeggiandola verso Nord per poi convergere verso il Golfo del
Leone.
Oltre ai sei relitti citati, rinvenimenti do Dolia sporadici sono
stati effettuati nelle località di: Baratti, Castiglion della
Pescaia, Fiumicino, Giannutri, Montecristo, Porto Ercole, Porticello,
Cap Benat, Cadaques, San Pedro del Pinatar. Facendo un confronto
tra i menzionati rinvenimenti e quelli analoghi effettuati nelle
acque del comprensorio civitavecchiese, che rappresenta solo un
brevissimo tratto delle due rotte percorse da queste navi,
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