Conosciuta da sempre come una zona molto pericolosa per la navigazione,
la secca del Mignone, posta dinanzi la foce dell'omonimo fiume, è
ricca di resti di antichi naufragi. " Fuggiamo, allargandoci
un poco, 
le secche alle foci del Mignone, le onde alle piccole bocche trepidano
malfide."
Questa la descrizione della zona fattaci da Rutilio Namaziano nel
suo viaggio verso la Gallia nel V° sec. d.C. La scarsa profondità,
le forti correnti, l'assenza di ridosso dai venti dominanti, rendevano
e rendono questo tratto di mare particolarmente rischioso al transito
delle navi.
Una
serie di ricognizioni subacquee hanno messo in luce importanti evidenze
archeologiche relative ad almeno un naufragio di nave oneraria romana.
Particolarmente numerosi risultano infatti essere i frammenti di
anfore di tipologia Phelichet 47 , Africana 1, e di ceramiche africane
( Terra sigillata chiara). L'omogeneità cronologica dei reperti
riferibili al 3° sec. d.C. ed i numerosi reperti metallici fra
i quali
chiodi di rame, lamine di piombo della protezione della carena,
e anelli di piombo usati per il governo delle vele, oltre alla netta
disposizione SW / NE di questi resti rafforzano l'impressione di
trovarsi dinanzi alle tracce di un antico naufragio.
La natura rocciosa del fondale non ha permesso la conservazione
del legno dello scafo anche se la presenza di un'ancora di ferro,
posto al limite fra la zona fangosa ed il fondale indica come le
ricognizioni debbano essere spostate verso quel tratto che potrebbe
conservare, protetti dal fango, gli avanzi della nave.
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