La presenza di numerosi frammenti di grandi olle nei fondali antistanti
la località S.Giorgio si presenta concentrata in un'area ristretta
in cui si alterna un tipo di fondale roccioso ad uno ghiaioso dove
allignano ampie
macchie di posidonia. Tra i frammenti, alcuni di notevoli dimensioni,
sono stati rinvenuti quattro bolli. Essi si riferiscono alla famiglia
Pirani e sono "C.PIRANUS PHILOMUSUS
F/C." " PIRANUS PRIMUS F. " e ancora "C.PIRANUS
PHILOMUSUS F." "C PIRAN PRIMUS F." Un frammento, in
particolare, presenta due bolli che per la loro posizione e per il
contenuto sono in tutto simili a quelli impressi ad un dolium del
relitto di Diano Marina. In una delle ricognizioni è stato
rinvenuto su un grande frammento il bollo "C.PIRANUS SOTERICUS
F." Oltre a questa concentrazione, che troviamo ad una profondità
variabile tra i 4 e 6 metri, altri resti di olle e anfore sono presenti
sia prima che dopo la giacitura principale. I frammenti disposti,
similmente a quanto
accade
nel relitto "A" nel vicino Lido di Tarquinia, con un andamento
Ovest - Est si rinvengono dagli immediati pressi del molo frangiflutti
fino a circa cento metri al largo. Il vento di Ponente crea una corrente,
evidenziata anche dal movimento, evidenziata anche dal movimento delle
posidonie, che si dirige perfettamente lungo la disposizione dei resti
del carico della nave. E che di carico di nave si tratti, è
confermato dal ritrovamento, verso il molo frangiflutti, di tre ordinate
poste a venti centimetri
l'una dall'altra, di piccoli resti del fasciame, e da un grosso frammento
di tappo di dolium rinvenuto vicino a quei
reperti lignei. Anche in questo caso la nave sembra essersi spaccata
durante l'affondamento. Infatti un'altra parte di essa, costituita
da quattro ordinate, è presente in una buca di sabbia posta
sempre lungo il verso della corrente marina. Sul fondale sono state
anche rinvenute alcune lamine di piombo ( al solito usate per la protezione
delle carene delle navi romane) e due chiodi di bronzo, oltre alle
immancabili grappe di piombo usate per le riparazioni delle crepe
dei Dolia. Nella zona di massima concentrazione dei resti, molti punti
sono coperti da fango sul quale sono sorte fitte praterie di posidonie.
Da sotto questo "bambacino" spuntano
molti frammenti di Dolia e dei resti lignei
che ci indicano come la parte principale del carico e del relitto
possa essere ancora conservata. I resti delle anfore, molto rovinate,
si possono classificare grazie alle anse binate ed alla caratteristica
carena come Dressel 2/4, tipici contenitori d'accompagno nelle navi
armate con Dolia. Due frammenti d'anfore, che ricordano contenitori
di tradizione punica, sono con riferibili a dotazioni di bordo. Il
tutto ci indica un orizzonte cronologico
riferibile al 1°Sec. d.C. ed una provenienza campana del carico.
Anche in questo caso la nave sembra
essere stata trascinata verso terra da un forte ponente e anche in
questo caso sembra aver perduto il suo carico durante l'affondamento.
Naufragi di navi cisterna in prossimità della costa, come testimoniato
anche dal relitto di Ile Rousse affondato in Corsica in tre metri
d'acqua sono tutt'altro che rari. In questo sito sono presenti numerosi
e grandi frammenti di Dolia in associazione con frammenti di anfore
di tipologia Dressel 2 ed importanti porzioni di lamine di piombo
e chiodi di bronzo.
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