Questa risponde al più importante ritrovamento Etrusco di tutta
la zona; si estende a sud-est dell'attuale Tarquinia e a sud del colle
dove sorgeva la Civita Etrusca.
Ospita un vastissimo repertorio di tombe alcune delle quali vale la
pena di illustrare per bellezza, fama ed importanza.
La Tombadelle Leonesse530
a.C. scoperta nel 1873): questa tomba deve il suo nome alla coppia
di felini dipinti, l'uno di fronte all'altro, ai lati della mensola
sulla parete di fondo, su cui è raffigurato un grande cratere
in torno al quale figurano due suonatori e due gruppi di danza.
La Tomba dei Leopardi
(di circa un secolo più recente della precedente
e scoperta nel 1833): caratterizzata anch'essa dalla mirabile raffigurazione
di due animali, affrontati ad un ramoscello, nel timpano della parete
di fondo tutta decorata dalla scena di un banchetto, con tre coppie
distese sui letti.
La Tomba di Polifemo
o dell'Orco(composta da più vani di due tombe
contigue, poi unificate, databili alla prima e seconda metà
del IV secolo; scoperta nel 1868): la più antica, della famiglia
Spuria, è formata
da un grande vano quadrangolare, con nicchie, a cui si accede tramite
un corridoio. Sulla parete di fondo è una scena conviviale
ambientata su uno sfondo di paesaggio; un breve tratto su tale parete,
a destra della nicchia, è occupato dalla raffigurazione di
Caronte; sulla parete laterale, a destra, è un'altra scena
conviviale, di cui restano soltanto la bellissima testa della donna
(la celebre Fanciulla Velcha) e del marito. Attraverso un passaggio
cassettonato e scolpito si entra nella seconda e più recente
tomba ove si può ammirare una famosissima scena mitologica:
l'accecamento di Polifemo; poi, attraverso una mescolanza di iconografie
Greche ed Etrusche spiccano le divinità infernali e varie scene
ambientate nel mondo degli Inferi.
La Tomba degli Auguri
(530
a.C. scoperta nel 1878): presenta sulla parete di fondo una finta
porta ai lati della quale due uomini, forse sacerdoti, sono in atteggiamento
di preghiera e compianto. La parete destra
è dipinta con una scena di lotta tra servi, alla presenza di
uno spettatore con manto rosso e forze del giudice di gara; segue
la raffigurazione del crudele gioco del Phersu ("Maschera"),
in cui un individuo mascherato aizza un cane ed un lupo contro un
condannato che deve difendersene avendo la testa incappucciata.
La Tomba dei Tori
(540 a.C. scoperta nel 1892): presenta una struttura articolata formata
da un atrio, in fondo al quale si aprono gli accessi a due celle con
panchine. Lo spazio tra le due porte è occupato dalla raffigurazione
di Achille che tende l'agguato a Troilo; il fregio in alto è
occupato da scene erotiche e di tori.
La Tomba del Barone
o dei Cavalli
(500 a.C.): sulla parete di fondo, il marito si congeda dalla sposa
alla presenza di due giovani cavalieri; sulla parete sinistra la madre
si separa dai figli e su quella destra è raffigurato il commiato
di uno dei figli dal fratello.
L'Ara della Regina
A completamento della visita, ci si dirige verso l'antico insediamento
Etrusco. Imboccando, dalla necropoli, la statale 1 bis verso Monte
Romano e prendendo a sinistra dopo 7,3 chilometri, si raggiunge
una strada campestre che si percorre per un chilometro e mezzo per
poi prendere, ancora a sinistra, una strada che conduce al vecchio
casale degli scavi. A questo punto si prosegue in direzione nord-ovest
fino ad incontrare un tratto delle antiche mura urbane (V-IV sec.a.C.).
Qui si trovano le rovine dell'Ara della Regina, resti di una struttura
templare di eccezionali dimensioni (m.39,35 X 25,35), costruita
nel IV secolo su edifici più antichi. Ornava il coronamento
del tempio una grande scultura fittile, raffigurante due cavalli
alati, ora al museo di Palazzo Vitelleschi a Tarquinia.
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