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Fonte: Civonline.it

27.04.2015
“Una sentenza ingiusta“

CIVITAVECCHIA - Sentenza di condanna ad un anno per i vertici del carcere di Borgata Aurelia accusati di omicidio colposo per la morte della detenuta Alessia T. che si suicidò all’interno della struttura il 20 giugno 2009, impiccandosi con i suoi stessi slip, dopo che già per due volte aveva tentato di togliersi la vita. Era infatti sottoposta a sorveglianza speciale, ma, secondo l’accusa, avrebbe dovuto essere sottoposta ad un controllo a vista 24 ore su 24. Ad essere condannati sono stati la direttrice del carcere Patrizia Bravetti, l’ispettore responsabile del settore femminile Cecilia Ciocci ed il commissario facente funzione degli agenti di custodia Mario Celli. Assolto, invece, lo psichiatria Paolo Badellino. «Aspettiamo le motivazioni della sentenza – ha commentato l’avvocato Gianni Pane, difensore insieme al collega romano Francesco Bianchi della direttrice del carcere – per ricorrere poi in Appello. Civitavecchia è stato l’ultimo anello di una catena che non ha funzionato, da Rebibbia e fino al Dap. In questo caso stavamo parlando di un malato/detenuta, e non di una detenuta/malata. Ma a quanto pare l’aspetto custodiale ha prevalso su quello terapeutico ai fini della sentenza». «La ragazza – come infatti ha sottolineato l’avvocato Ludovico D’Amico, legale di Celli – andava curata prima di tutto, in un posto idoneo diverso dal carcere. Una volta lette le motivazioni impugneremo la sentenza, assolutamente ingiusta». «Una sentenza che ci ha sorpresi, che ci lascia perplessi – hanno aggiunto gli avvocati Pier Salvatore e Francesca Maruccio, difensori dell’ispettrice Ciocci – ma che con molta tranquillità potrà essere oggetto di un’ampia revisione con il riconoscimento delle nostre ragione. La mia assistita ha ampiamente dimostrato la propria irresponsabilità in ragione delle condotte effettivamente poste in essere, nella qualità e nelle funzioni svolte all’interno del carcere. Non bisogna dimenticare che ci troviamo di fronte a strutture piramidali, nelle quali ognuno è competente per la funzione ed il ruolo che gli è stato addebitato». Una sentenza, quella del giudice Ciancio che, accogliendo in pieno la tesi del sostituto procuratore Alessandro Gentile, secondo gli stessi avvocati non tiene conto di una serie di questioni; dall’inadeguatezza della struttura carceraria per un detenuto del genere, ad esempio, fino alla carenza di personale più volte lamentato da più parti. Soddisfatta l’avvocato Anna Maria Guerri, legale di Badellino. "Giustizia è stata resa - ha commentato - il dottor Badellino aveva consigliato la sorveglianza a vista per la donna. Anche il pm, alla luce di un iter processuale minuzioso, ha chiesto l’assoluzione per il mio assistitito. Siamo quindi molto soddisfatti".

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